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Epifani: “Aprire un confronto sulla crisi” |
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8 febbraio 2010
Porto di Gioia Tauro/ Il segretario generale della Cgil ha chiesto un impegno concreto da parte del Governo
ROMA. “È grave che il governo non abbia ancora aperto un tavolo di confronto sulla crisi della portualità”. È quanto afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sulla situazione dei porti italiani e, in particolare, dello scalo di Gioia Tauro dove otto lavoratori sono da sette giorni arrampicati su una gru per denunciare il declino del porto calabrese. Secondo il leader della Cgil, “è evidente la necessità di ridefinire l’intera strategia della portualità italiana al fine di permettere al sistema paese di recuperare competitività nel sistema della logistica. Chiediamo al governo - conclude Epifani - di convocare immediatamente un tavolo di confronto che permetta di individuare soluzioni immediate e di strategia che contrastino la marginalizzazione dei porti italiani”. “Alla latitanza e al lassismo del ministro Matteoli e del governo Berlusconi non c’è mai fine”. A sostenerlo, in una nota, il segretario regionale e responsabile Mezzogiorno del Pdci-Federazione della Sinistra, Michelangelo Tripodi, in merito alle proteste dei lavoratori dopo la rottura delle relazioni con l’azienda terminalista del Porto di Gioia Tauro che ha annunciato le procedure per la messa in cassa integrazione ordinaria di 400 maestranze tra operai ed impiegati. “Lavoratori e intere famiglie disperate - spiega Tripodi - come dimostra la protesta di otto lavoratori che ormai da una settimana stazionano su una gru a 50 metri di altezza in attesa che venga finalmente convocato dal Governo un tavolo di confronto per salvaguardare l’attività produttiva del porto e scongiurare il rischio degli ammortizzatori sociali anticamera di probabili licenziamenti. Anche in questa vicenda drammatica il governo Berlusconi-Bossi - aggiunge Tripodi - si conferma acerrimo nemico della Calabria e del Mezzogiorno e non affronta in alcun modo i problemi che riguardano migliaia e migliaia di lavoratori. Un Mezzogiorno sempre più povero in cui cresce paurosamente la disoccupazione e il disagio sociale - afferma ancora Tripodi - dove i tagli e gli scippi del governo nazionale a favore delle regioni del Centro-nord hanno azzerato l’economia. Una vera e propria emergenza sociale che rischia veramente di esplodere da un momento all’altro. I cittadini calabresi e meridionali in generale non ce la fanno più. Quello che sta succedendo a Gioia Tauro è incredibile: l’azienda terminalista, la Medcenter Container Terminal, dopo aver sfruttato per 15 anni le maestranze del porto più importante del Mediterraneo, facendo la fortuna economica del gruppo Contship, gira le spalle ai lavoratori e alla realtà produttiva più importante della Calabria prendendo come scusa il persistente andamento negativo dei traffici. Un soluzione inaccettabile, sottolinea Tripodi, che metterebbe sul lastrico centinaia e centinaia di famiglie di lavoratori, la stragrande maggioranza delle quali sono monoreddito e vivono una situazione di assoluta incertezza. Vergogna, vergogna, solo vergogna - prosegue Tripodi - questo è quello che deve provare il ministro Matteoli e il governo che rappresenta. Ministro e governo più volte sollecitati dai lavoratori, dai sindacati e dalla Regione Calabria ad aprire sulla crisi che attanaglia il più grande scalo portuale del Mediterraneo un tavolo nazionale di confronto insieme a tutti i soggetti protagonisti di una vertenza che deve trovare al più presto una soluzione positiva. Un governo incapace non solo di affrontare la crisi in atto a Gioia Tauro ma più in generale quella della portualità italiana nel suo complesso”.
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